MEGALOPOLIS
Ancora sul Visibile e l'Invisibile....
Stasera (16 gennaip 2008) su RAI TRE inizia una serie di documentari da me ideata e diretta (insieme a Nene Grignaffini con Movie Movie per RAI TRE) intitolata MEGALOPOLIS.
I film documentari sono sei e sono dedicati a sei megalopoli con più di dieci milioni di abitanti.
Il
viaggio tra Visibile e Invisibile prosegue così nella realtà delle grandi città passando da occidente ad oriente, dal nord al sud del mondo ma
anche attraverso l'immaginario che il cinema e la letteratura di science fiction hanno alimentato in questi anni ognuno di noi.
La
notizia apparsa sui media lo scorso anno era che per la prima volta
si era invertita una tendenza demografica: secondo l'Università della
North Carolina e della Georgia, nel 2007 per la prima volta il numero
degli abitanti del pianeta che abitavano le città superava il
numero degli abitanti presenti nelle aree rurali. Al di là del fatto
che proprio nello scorso anno sia realmente avvenuto o meno il sorpasso, era evidente che la tendenza ormai era in corso.
Ho preparato dunque questo viaggio con la passione, la curiosità e i timori di sempre.
Rimaneva
il dubbio sull'approccio da avere per il nuovo progetto. Mi avevano
molto colpito i libri di Mike Davis, la cui visione del futuro per
alcuni considerata apocalittica, da anni aveva delineato una geografia della paura fatta di città morte e pianeti di slum disseminati nelle varie parti del mondo.
L'altro aspetto intrigante era ripensare a come le città fossero state rappresentate nella science fiction,
nella letteratura e nel cinema (un esempio fra tutti rimane Blade
Runner che dopo 25 anni è ancora un paradigma di riferimento).
Oltre il cinema rimaneva fortissima dentro di noi l'impronta dell' immaginario rappresentato dalla letteratura di Science Fiction che
attraverso la figura di grandi scrittori ha disegnato un indelebile
profilo delle città del futuro, città cupe, scure, nere, inquietanti.
La sfida era dunque ancora una volta quella di raccontare il visibile, vale a dire le megalopoli così come appaiono, cariche degli enormi problemi che anche le nostre città cominciano a conoscere da vicino: la vivibilità, l'inquinamento, la criminalità, l'emigrazione, gli esodi, lo squattering (l'occupazione illegale delle case), l'apartheid urbanistico e quindi sociale che nasce dalla costruzione di nuove città separate e protette, il crescere a dismisura delle baraccopoli (gli slums e le favelas), la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la cementificazione, la violenza, la religione, il consumismo, il controllo del territorio, la vulnerabilità della privacy.
Ma la sfida più grande è stata scoprire quanto le descrizioni dei grandi scrittori di fantascienza del secolo scorso fossero drammaticamente confermate.
Quanto le città invisibili immaginate da Asimov, Clarke, Dick, Ballard, Gibson e Orwell sono diventate cruda realtà ?
Quanto di quell'invisibile si poteva portare alla luce e rendere visibile ?
Il nostro lavoro di ricerca, contatti, riprese e montaggio ha reso possibile questo racconto: nelle città di Los Angeles, San Paolo, Il Cairo, Shenzhen, Karachi, Tokyo
nell'arco di una giornata si alternano immagini e frammenti di vita di quattro personaggi. Insieme a loro, anche la città è protagonista mentre la voce off dei grandi scrittori diventa un filo rosso per descrivere la cupezza delle dark cities del nostro pianeta.
UN ALTRO TENTATIVO DI ESERCITARE LA PRATICA DEL DESIDERIO DI VEDERE OLTRE.

Splendido primo episodio di MEGALOPOLIS.
GRANDE CINEMA,GRANDE TELEVISIONE.
Antonella Licata
Scritto da: Antonella Licata | 18/01/08 a 13:07
ciao! Sono un geografo e lavoro per università di bologna e Los Angeles--vorrei sapere se sono visibili in streaming le puntate di Megalopolis. non ho una televisione. ma vorrei vederli, in qualsiasi formato ,anche DVD
grazie!
emanuele bompan
Scritto da: emanuele bompan | 24/01/08 a 13:38
Gentile dottor Conversano
Volevo innanzitutto complimentarmi per la "beleza" del documentario su San Paolo e se fosse possibile, conoscere il titolo del libro citato nel film.
Grazie.
Scritto da: Carlo De Francesco | 24/01/08 a 17:20
buongiorno.
purtroppo ieri sera mi e' sfuggita la puntata di San Paolo.ne ho visionato solo una parte.devo dire che era molta bella,rendeva molto l'idea di come e' veramente il Brasile.un paese pieno di contraddizioni e un'inferno di citta'.
dove e' possibile trovare il documentario o dove possibile scaricarlo.
a presto e grazie
walter
Scritto da: walter guabello | 24/01/08 a 18:01
Signor Francesco Conversano,
Ho seguito l'ultima puntata di "Megalopolis" andata in onda mercoledi 23 gennaio. Difficile addormentarmi dopo, visto che mi chiedevo in continuazione come si possa fare certi "documentari "con la pretesa di rendere parti di realtà una realtà assoluta.
Il grande Italo Calvino consigliava di guardare una città con occhi vergini (senza stereotipi), diceva che "chi ha occhio trova quello che cerca anche ad occhi chiusi" e non credo che volesse dire che se si va in Brasile a cercare i SOLITI miseria, prostituzione e ricchezza sfrenata non trova niente di più. Non avete reso visibile aspetti di uno sguardo sincero e attento ma avete reso INVISIBILE la realtà di milioni di persone che, anche abitando le favelas, lavorano tantissimo per vestire i propri figli con dignità, o ragazzi che lavorano e frequentano l'Università. Non ho visto traccia della "classe media" in questo "documentario", parte fondamentale dell'economia del paese sempre ignorata all'estero e che però sono quasi la maggior parte degli abitanti. Non ho visto la metropolitana di San Paolo, un esempio di civiltà mai vista nella metropolinata di Milano, e neanche l'iniziativa dello scorso anno (testimoniata da giornali di tutto il mondo) di ripulire visivamente la città. Riguardo allo smaltimento di rifiuti, non ho visto neanche una citazione del Brasile (sopratutto San Paolo) come uno dei primi paesi al mondo nel riciclaggio di rifiuti. Non abbiamo bisogno, ne i brasiliani ne gli italiani, di documentari con il profilo di San Paolo come " città del futuro, città cupa, scura, nera, inquietante" perchè lo sfruttamento di questi estremi è già ormai inflazionato e non porta alcuna novità nell' immagine che si ha del Brasile. Abbiamo bisogno piuttosto della riconoscenza della città di San Paolo come città del futuro con la creatività che quel popolo ha di produrre bellezza dalla mancanza di risorse o di crescere dal degrado. Continuando, non ho sentito citazioni di questa metropoli come città del futuro perchè da tempo globalizzata, molto prima della globalizzazione riguardo alla pace etnica. Se ci fosse l'iniziativa di far vedere "l'invisibile" agli occhi di un pubblico che vede San Paolo come miseria, caos, prostituzione e ricchezza sfrenata, allora finalmente ci sarebbe qualcuno con "un'altro tentativo di esercitare la pratica del desiderio di vedere oltre". Manderò questa mail alla conoscenza di tutte le Istituzione Italo-brasiliane, Consolati e affini.
Scritto da: chris mazzotta | 25/01/08 a 21:51
Grazie Antonella Licata per i complimenti e l'apprezzamento della serie MEGALOPOLIS.
Spero vedrai anche i prossimi episodi. Ciao
Scritto da: francesco conversano | 28/01/08 a 09:33
Caro Emanuele Bompan mi chiedi se è possibile visionare in streaming l'episodio di MEGALOPOLIS dedicato a Los Angeles. Attualmente credo di no però se sei interessato per motivi didattici a proporlo per fini didattici all'università puoi richiederlo alla direzione di RAI TRE e la società di produzione MOVIE MOVIE ti manderà una copia in DVD.
Grazie e spero guarderai i prossimi episodi della serie.
Ciao
Scritto da: francesco conversano | 28/01/08 a 09:36
Gentile Carlo De Francesco grazie per i complimenti.
Per quanto riguarda le citazioni presenti in MEGALOPOLIS - SAN PAOLO, le citazioni sono tratte da vari autori tra cui BALLARD, BLISH, GIBSON e DISCH.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 28/01/08 a 09:54
Gentile Walter Quabello Salve.
Grazie per il suo giudizio sull'episodio di MEGALOPOLIS dedicato a SAN PAOLO.
Mi sembra che abbia colto lo spirito del film. Per quanto riguarda la possibile visione non televisiva attualmente non so se sia possibile scaricarlo dalla rete nè acquistarlo ma credo sarà prossimamente programmato da RAI TRE in un'altra fascia oraria.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 28/01/08 a 09:59
Gentile signor Chris Mazzotta,
innanzitutto grazie per la sua lettera che, nonostante il tono risentito e forse un pò aggressivo, mi consente di precisare, e se è possibile aprire un dibattito, spero utile, sul mondo e i cambiamenti che sta vivendo e sul genere documentario come forma di espressione.
Sono un grande ammiratore di Calvino e apprezzo molto la bella citazione da lei riproposta che, come tutte le parole dello scrittore, aiuta ad aprire la mente, a non essere schematici e presuntuosi al punto di pensare che ognuno di noi sia l’unico portatore di verità. Purtroppo il mondo si presenta sempre più in maniera complessa e tale complessità, per essere decifrata, ha bisogno di essere osservata da differenti punti di vista e con una grande umiltà.
Per questo le proporrei altre suggestioni, forse meno belle dal punto di vista letterario ma molto concrete, dense di quella concretezza di cui ognuno di noi ha bisogno.
Ad esempio i libri di Mike Davis, un sociologo americano che partendo dall’osservazione dei grandi cambiamenti in atto nelle società del primo e del terzo mondo, ha elaborato studi che testimoniano, nel bene e nel male, quanto il nostro presente e il futuro prossimo siano pieni di contrasti e di zone d’ombra.
La serie di documentari MEGALOPOLIS si pone come uno degli infiniti racconti possibili delle realtà delle grandi città del mondo, prendendo spunto dalla testimonianza di uomini e donne e di frammenti della loro quotidianità inseriti come una rete nel contesto urbano.
MEGALOPOLIS non è una serie dedicata al Brasile, all’Egitto al Pakistan e agli Stati Uniti; è piuttosto qualcosa che esprime alcune tendenze trasversali, temi e problemi comuni presenti nel mondo contemporaneo: il crescente divario tra la povertà e la ricchezza, la criminalità, l’esercizio del controllo, il ruolo della religione, la tutela (o il degrado) dell’ambiente, la violazione dei più elementari diritti, le relazioni umane, la solidarietà, la solitudine, la tecnologia, ecc. e lo stile del racconto non è quello di chi ha la presunzione di spiegare tutto (sarebbe ingenuo e assurdo voler raccontare il Brasile e San Paolo in cinquanta minuti), ma al contrario è quello di chi sceglie un approccio fondato su un punto di vista parziale, possibile, soggettivo (mai oggettivo), una sorta di proposta a riflettere piuttosto che una sentenza schematica e definitiva, un tentativo a spingere lo spettatore a leggere anche tra le pieghe delle parole e delle immagini.
Non credo sia necessaria in questa sede la spiegazione di quanto si vede e si racconta nel film per dimostrare che non si è scelto di eludere le azioni positive attive nel Paese, anche perchè la sola presenza nel film di Padre Julio Lancelotti ne è la risposta più efficace.
Forse lei, pur essendo una persona così appassionata e documentata sul Brasile, non conosce purtroppo questo grande personaggio: Padre Julio Lancelotti è un uomo che da anni si occupa in prima persona di azioni positive a San Paolo per tutelare ogni giorni i diritti di chi è sfruttato, dei poveri e dei deboli, “del popolo degli Esclusi”.
Padre Julio è stato più volte minacciato di morte per aver fatto questo e per aver denunciato le condizioni, i soprusi e le violenze praticate in quel Paese. E la sua presenza nel film è una sicura testimonianza del lavoro svolto per cercare di migliorare le condizioni sociali dei più deboli.
Mi dispiace molto registrare certe considerazioni intellettuali francamente inutili e autocompiacenti, atteggiamenti che preferiscono ignorare la realtà, mascherata da stereotipo, solo per dar pace al proprio senso di colpa. Questo atteggiamento aiuta la coscienza.
L’esistenza delle “edge city”, le città protette e separate, come ad esempio la città di Alphaville a San Paolo (presente nel film), una città protetta in cui risiedono decine di migliaia di persone e che durante il giorno vede attive più di 150 mila persone, è un fenomeno brasiliano e mondiale.
E questa è una sorta di nuova apartheid, presente oggi in tutte le grandi città del mondo, con la quale dover fare i conti. Non credo sia la scelta migliore rinchiudersi in case protette da agenti armati, mura di cinta e dispositivi anticrimine, ma bisogna prendere atto che la criminalità è in crescita e la difesa della propria sicurezza è una naturale conseguenza: chi è più ricco ha bisogno di difendersi. Dovrebbe a questo proposito guardare il film della serie dedicato a Los Angeles dove è raccontato il piano Neighborhood Watch, un interessante programma di controllo del territorio a cui partecipano i cittadini, quella famosa middle class che lei ha tanto bisogno che venga rappresentata; il programma Neighborhood Watch è un programma di controllo del territorio e sul vicinato esercitato ad ogni livello, un programma che offre più sicurezza agli abitanti dei quartieri della classe media e alta di Los Angeles ma che limita la sfera del nostro privato. Questo programma in alcune aree degli Stati Uniti sta riscuotendo molto successo e tra poco lo vedremo forse praticato anche in Europa. Qualcuno potrebbe contestare questa immagine di Los Angeles, questo aspetto di città scura opposto a quello solare e patinato della capitale dello Show Business.
Ma questa Los Angeles la conosciamo già tutti molto bene.
Tornando quindi al Brasile e alle città protette le consiglierei di leggere l’interessante libro di Teresa P.R. Caldeira, CITY OF WALLS, Crime, Segregation and Citizenship in Sao Paulo.
La Caldeira, scrittrice e illustre docente del Dipartimento di Antropologia dell’Università di California e ricercatrice del CEBRAP di San PAOLO, ha scritto un libro che non è un’opera letteraria di fiction, ma uno studio estremamente serio e strutturato. La Caldeira ha scritto un libro interessante e inquietante sulle “edge city” e il suo punto di vista è molto distante dall’ottimismo fine a se stesso e autocompiacente di certi giudizi; è una cruda testimonianza dei fortissimi contrasti che San Paolo, il Brasile e il mondo intero, piaccia o no, stanno vivendo.
Il mio lavoro mi ha consentito di viaggiare moltissimo, non come turista ma come osservatore curioso che ogni giorno si sporca le mani andando nello “spazio dei conflitti e delle contraddizioni” per provare a raccontare la qualità della vita e le storie di donne e di deboli i cui diritti sono spesso violati.
E quello che ho capito è che gli uomini e le donne che ho incontrato e che mi hanno dedicato il loro tempo e la loro attenzione, lo hanno fatto perchè si sono fidati e la fiducia, caro signor Mazzotta, è una cosa difficile da conquistare e la si conquista con onestà e con anni di lavoro. E questa è una cosa diversa dal parlare per slogan e dall’avere la presunzione intellettuale di sapere e di aver capito sempre tutto, prima degli altri.
Un grande uomo, recentemente scomparso, sacerdote e sindacalista, grande attivista sociale in Brasile e in America Latina, prima del mio viaggio mi incoraggiò a parlare dei contrasti e a mettere in luce le contraddizioni presenti a San Paolo perchè – mi disse – “le azioni positive esistono ma sono poca cosa rispetto agli effetti devastanti della mancanza della tutela dei diritti umani.”
Purtroppo nell’enfasi della sua lettera le è sfuggito un altro contenuto fortemente presente nel film, quello legato al corpo, all’uso e allo sfruttamento del corpo, il corpo prostituito, il corpo degradato, il corpo degli esclusi della società, il corpo, come dice Padre Julio Lancelotti, inteso come “unico documento di identità degli esclusi”.
A San Paolo, in Brasile e in tantissimi altri Paesi del Terzo mondo, lo sappiamo tutti, lo sfruttamento sessuale del corpo è oggetto e testimonianza del degrado umano raggiunto.
Ne vogliamo parlare o dobbiamo far finta di niente ?
Riguardo poi alla mancanza nel film della presenza della classe media, ribadisco l’impossibilità di raccontare in un film di cinquanta minuti tutti gli aspetti e i temi che una città così grande e così complessa contiene; in ogni caso la classe media è presente in altri documentari della serie MEGALOPOLIS (come ad esempio in Cina).
Sotto un’altra forma e in un altro luogo mi sono occupato della forma detestabile del consumismo acritico e inconsapevole, fenomeno presente ormai in tutto il mondo e che sta stravolgendo ogni forma di cultura urbanistica, architettonica, sociale e prima di tutto umana.
Ne vogliamo parlare caro spettatore ? Le città ormai sono identiche in qualsiasi parte del mondo, hanno perso l’identità, le caratteristiche di appartenenza rincorrendo senza sosta marchi identici in ogni città e latitudine.
Credo che lei conosca lo scrittore Ballard, ma farebbe bene a rileggerlo quando scrive (ormai da decenni avendo già previsto tutto) dell’esercito crescente del popolo consumista delle nostre città in tutto il mondo, che passa il week-end negli shopping mall a comprare merci.
E infine mi consenta di aggiungere qualche parola sul genere documentario come forma di espressione e di informazione.
Purtroppo esiste un’idea diffusa che il documentario e il reportage giornalistico contengano sempre e comunque la verità assoluta. Ritengo che assumere un punto di vista come assoluto e definitivo sia pericoloso.
Dovrebbe essere ormai chiaro, per le caratteristiche intrinseche, mediatiche e linguistiche del documentario o del reportage, quanto sia ingannevole pensare che ogni “prodotto” sia oggettivo anzichè essere piuttosto uno strumento che esprime un punto di vista, un esempio di soggettività, un contributo alla conoscenza.
E se le piace Calvino questo dovrebbe averlo capito. I punti di vista per guardare e osservare sono infiniti e ognuno ha la sua importanza e dignità.
Il mio lavoro mi impone una condizione etica e mentale che è quella di restituire allo spettatore quello che ho visto da vicino e nessuno fermerà questa mia convinzione, tanto meno chi minaccia, come lei, di inviare lettere alle istituzioni italo-brasiliane.
Grazie ancora per l’opportunità che mi ha dato.
Scritto da: francesco conversano | 28/01/08 a 10:55
signor Francesco Conversano,
nn ci sono parole per elogiare un documentario così interessante, perchè allo stesso tempo affascinante e inquietante. Sembra che la modernità abbia intrapreso un percorso inesorabile e dobbiamo essere consapevoli di questo per essere dignitosi anche se fà male.
La conoscenza è l' unico rimedio e secondo me sarebbe una buona idea divulgare i documentari il più possibile, per esempio tramite la rete informatica.
grazie
Scritto da: Cosimo 'di Bari' | 28/01/08 a 18:15
Gentile signor Cosimo,
grazie della sua mail e di aver colto lo spirito del mio lavoro.
Certo sarebbe una buona idea diffondere i documentari via rete. Speriamo che la RAI la prenda in considerazione.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 29/01/08 a 08:48
Salve.
Volevo comunicare a tutti coloro che lo hanno richiesto che è possibile rivedere
MEGALOPOLIS - LOS ANGELES sulla rete sul sito
www.raitre.rai.it
Scritto da: francesco conversano | 30/01/08 a 09:03
EGREGIO DR. CONVERSANO
i Suoi documetari sono probabilmente quanto di MEGLIO abbia prodotto il servizio pubblico nell'ultima decade e dovrebbero essere trasmessi in prima serata. Ne apprezzo soprattutto l'accuratezza, l'onestà professionale e la splendida fotografia (acompagnata, nel caso di "megalopolis" da bellissime ed evocative musiche) .
Mi preme chiederle se mai potremo acquistare la serie in DVD o rivederla presto in Tv. (Penso che molti come me non vedono l'ora)
PS
Intendo farle solo un piccolo appunto. I suoi documentari, come quelli del collega S. Montanaro, mettendo spesso in evidenza soprattutto le miserie, le ingiustizie e la povertà di paesi Extraeuropei possono trasmettere la percezione, sgradevole, di un occhio Occidentale Superiore che scruta dall'alto delle realtà etnico-nazionali diverse e più disgraziate che meritano solo publica carità, compassione e pietà.
Su questo punto è d'uopo rilevare un grave errore:
1) Non è più così, dato che oggi con la globalizzazione il disgraziato può essere un milleurista italiano che muore sul lavoro o una famiglia monoreddito che non arriva alla fine del mese mentre il ricco può essere un commerciante Cinese, un imprenditore Indiano o Businessman Giapponese ( La Povertà degli italiani in Italia sta crescendo in modo inquietante e la maggioranza delle gente è priva di fiducia nel futuro) che vedono il proprio paese crescere in un futuro migliore.
2)I Paesi emergenti hanno delle middle class davvero importanti ed in via di espansione ( La fiducia nel futuro) che stanno umiliando numericamente quelle Occidentali. Forse solo allora ci si renderà conto, con la fine degli stereotipi, dove risiede veramente la disgrazia e la sfiducia.
3) Ritengo che ciascuno Debba imparare dall'altro. Il Brasile è un paese pieno di gente seria e generosa che lavora per costruire il proprio futuro. Penso seriemente che gli Italiani abbiano molto da Imparare dai Popoli sudamericani. Francamente lo stereotipo della prostituta brasiliana mi ha stufato. In Italia, sulla carta paese developed, ce ne sono ancora oggi.
4) Temo che i disgraziati presto verranno documentati In Italia Visto il caropane il carolatte e l'inevitabile declino economico del bel paese oramai prossimo ad essere superato dalla S. Korea, India, Mexico, Russia ... c'è da preoccuparsi, altro che compassione nei confronti degli altri...
Sul tema dei diritti umani Le vorrei far notare che mentre noi additiamo altri paesi in Italia tuttora dilaga lo sfruttamento del lavoro minorile come denunziato da importanti organizzazioni sindacali, sussite l'assenza vergognosa di effettività di norme di sicurezza sul lavoro, Mafia ed organizzazioni criminali governano e controllano sistematicamente regioni d'Italia con la violenza ed il sopruso.
Quello che voglio dire è che prima di documentare TOP-DOWN i disagi altrui di peasi comunque in crescita soffermiamoci su quanta immondizia sta sprofondando il nostro pease dacchè gap si riducono....
Scritto da: David | 30/01/08 a 15:04
Gentile Signor Conversano,
Non capisco perchè si è sentito minacciato se ho soltanto espresso la mia opinione e informato chiunque potesse essere interessato al mio punto di vista - che secondo le sue parole ha la sua importanza.
Una pubblicità riesce a passare un messaggio in 30 secondi, un documentario di 50 minuti magari non può certamente mostrare tutti gli aspetti e complessità di una città come San Paolo, ma comunque ha molto tempo per trasmettere un messaggio. Come dico sempre, in un paese come il Brasile si trova di tutto. Bisogna capire cosa si vuole cercare e poi il messaggio che si vuole trasmettere.
Lei in questo contenitore, giustamente scegliendo liberamente, ha introdotto immagini, persone e situazioni per illustrare le città del futuro su un punto di vista documentato da un certo tipo di letteratura. Posso liberamente immaginare quindi che Lei abbia elencato gli spunti di riferimento ed è andato a cercarli? Allora, non si può avere la pretesa di parlare del visibile o invisibile a modo di Calvino, ma piuttosto di quello che si vuole o non vedere, che si vuole o non trasmettere. Lei ha fatto la sua scelta. E sicuramente è convinto che "le sue considerazioni intellettuali siano francamente più UTILI" delle mie.
Ma che realtà è quella che ignoro a cui lei si riferisce e di cui vuole parlare?
Quella della mulatta sul bordo della piscina con il perizoma? Stiamo parlando di "temi trasversali" e globali o dello "sfruttamento sessuale dei paesi del terzo mondo?". Stiamo parlando di novità o di immagini che ci attirano come "quelle pattinate di L.A. che conosciamo tanto bene"?
Chi ha vissuto Sao Paulo e conosce ogni suo angolo (se possibile) e lavora per questa città non ha bisogno di "far finta" per dare pace al senso di colpa ( premesso che questo ci sia).
Visto che a lei piace sporcarsi le mani, le consiglierei di vivere a San Paolo per un pò. Se la sua intenzione è quella di aiutare i disgraziati "deboli" di questa città (gli stessi citati nel commento precedente), avrà le opportunità di farlo. Opportunità che quando c'è stato magari non l'ha intravisto e che confrontandosi potrebbe anche imparare a migliorare l'Italia stessa.
Scritto da: chris mazzotta | 30/01/08 a 23:31
Mi associo ai complimenti per lo splendido lavoro. In mezzo al piattume non solo di contenuti, ma anche di qualità di immagine, dovuta al proliferare di iutiub e videofonini assortiti, vedere questi inquadratare ed assaporare questi colori è una gioia per gli occhi. Si può dire allora che un'altra televisione è possibile.
Scritto da: Stefano Bon | 31/01/08 a 00:26
salve sign. Conversano nel ringraziarla anticipatamente per aver preso questo delicato argomento a cuore e soprattutto per aver trasmesso, anche se sempre nella terza rete di questo paese controllato in tutto e per tutto, queste delicatissime, quanto in proiezione brutali, immagini di una realtà sociale sempre più verso un ''ordine incontrollabile'',colgo l'occasione per dire la mia sul commento aggiunto dal sign. chris mazzotta alquanto provocatorio e poco realista.
Sono uno studente d'architettura da 6 anni e come giovane mi sento veramente parte poco attiva di una politica che dovrebbe unire tutti gli stati benpensanti per far fronte a questa ''emergenza'',vede non credo che il problema sia di prendere in considerazione questa o quella parte di popolazione che vive le megalopoli, quanto riuscire in prospettiva a capire veramente quali forze un domani avranno realmente il controllo legale o illegale di queste città o parti di città, anche perchè di solito sono proprio le zone marginali ad avere un età media di molto inferiore rispetto ai sempre minori saotti di anziani middle class che hanno il potere decisionale.
mi chiedo ancora se sia più giusto tentare continuare a difendere i diritti della middle class o guardare sullo schermo le violazioni di diritti che avvengono giornalmente negli slums.
Scritto da: vanni | 31/01/08 a 12:12
Egr. dott. Conversano
l' insegnante di storia e geografia di mia figlia mi ha chiesto di registrare le puntate di Megalopolis per farle poi visionare ai ragazzi...purtroppo ho perso quella del 30/01 su Il Cairo, sa dirmi se è possibile reperirla?
La ringrazio...e complimenti i documentari sono molto belli.........
Letizia Di Prima
Scritto da: Letizia Di Prima | 31/01/08 a 12:52
no no le violazioni di diritti UMANI avvengono sistematicamente e quotidianamente nella presuntivamente "civile" Italia: dall'immondizia in Campania (VISTA in Tutto Il Mondo) ai morti sul lavoro della Thyssen e di quant'altro, dagli agguati di Mafia agli insetti trovati negli ospedali ( Notizia di Oggi) alle cliniche gestite dalla criminalità organizzata nel Meridione, dall'assenza delle norme di sicurezza sul lavoro all'inosservanza delle norme sull'ambiente (vedi discariche abusive, diossine e procherie varie), dai concorsi pubblici truccati all' illegalità diffusa, dagli edifici che crollano perchè si è rubato in ai giornalisti minacciati dai Boss ( vedi Partinico etc. etc.), dall'omertà alle connivenze tra politica e mafia
Egregio dr. Conversano se questo non è terzo mondo mi dica cosa è?
Scritto da: David | 31/01/08 a 15:43
Gentile signor David,
grazie per la sua lettera.
Per quanto riguarda la riproposta televisiva di MEGALOPOLIS, io credo e spero la serie verrà ritrasmessa presto in altra fascia oraria, come è successo altre volte.
E' tuttavia possibile rivedere i tre episodi di MEGALOPOLIS (Los Angeles, San Paolo e Il Cairo) sul sito di RAI TRE in streaming.
A proposito dei suoi commenti relativamente al tema ricchezza/povertà il discorso da fare è molto lungo ed io l'ho già affrontato altre volte e anche in questo blog.
Le azioni positive nella società contemporanea sono tante come pure la consapevolezza, sempre crescente, della tutela dei diritti dei più deboli. Questo è evidente. In ogni parte del mondo, per fortuna, si moltiplicano le azioni per contrastare
lo sfruttamento e denunciare violenze e ogni sorta di volazione dei diritti umani.
Purtroppo da quello che ho potuto osservare da vicino cresce però il divario, lo scollamento tra chi ha e chi non ha. E la mia scelta di voler raccontare questo mondo di esclusi e di miseria non è una vocazione all'esaltazione del pauperismo ma un dovere
di riportare quello che ho avuto modo di registrare sul campo.
A proposito della rappresentazione della middle class: Ho girato dieci documentari in Cina e in India tra il 2004 e il 2006, nelle grandi città e in molte aree rurali (blindate agli occidentali) affrontando moltissimi problemi di ogni natura e credo di aver visto abbastanza e di aver onestamente raccontato l'avanzata delle grandi masse di classe media, i nuovi consumatori del nuovo millennio.
Veniamo al Brasile. Che il Brasile sia un Paese dove vive gente, come lei dice, seria e io aggiungerei coraggiosa e dignitosa non ho alcun dubbio. In Brasile ho conosciuto gente ospitale, con una carica umana straordinaria, con una dedizione al lavoro e all'impegno
sociale assolutamente invidiabile. Il Brasile sta crescendo moltissimo raggiungendo ottimi risultati nell'economia e nel miglioramento della società. Non ho potuto però fare a meno nei miei film di segnalare i forti contrasti che il Paese come tanti altri, ha in sè. Basta leggere i resoconti delle ong e delle organizzazioni come Human Rights Watch per avere un quadro di quanto sia difficile la vita nelle favelas e negli slums del mondo.
A proposito dello sfruttamento del lavoro minorile in Italia certo che anche questo è un problema anche se credo che in altri Paesi del sud del mondo l'emergenza abbia proporzioni più importanti.
Se pensiamo poi all'emergenza rifiuti in Campania e ad altri episodi di degrado sociale e aggiungerei culturale presenti nel nostro Paese, anch'io provo un forte imbarazzo e disagio. E alla domanda che lei mi fa "se questo è terzo mondo mi dica cos'è ?" non saprei che risponderle e che la domanda va forse posta ad altri soggetti che hanno sicuramente responsabilità e che ognuno di noi credo abbia la coscienza per riflettere e gli strumenti per darsi delle risposte.
Vedo, e concludo, comunque che MEGALOPOLIS ha attivato molte riflessioni da più
parti e di segno diverso a indicare la complessità dell'argomento.
Scritto da: francesco conversano | 01/02/08 a 18:57
Gentile Stefano Bon
grazie per il suo commento. Si, posso dire che fare televisione di buona qualità per fortuna è ancora possibile in Italia, e non solo. Una televisione che ha come primo obiettivo quello di informare, ma anche quello di stimolare la riflessione e allargare la conoscenza, raccontare non solo quello che è in superficie e i temi "mainstream" che tutti i media rincorrono ma se è possibile guardare oltre.
Scritto da: francesco conversano | 02/02/08 a 09:06
Gentile Vanni
grazie per la lettera. Il tema della città e la complessità legata alle strutture urbane e al territorio sono temi estrememente interessanti perchè riguardano la nostra quotidianità e il nostro futuro prossimo ed è stata questa la ragione che mi ha spinto ad affrontare e a realizzare il progetto MEGALOPOLIS. Credo che, parlando di città e di megalopoli, ogni contributo, di tipo urbanistico e architettonico piuttosto che sociologico psicologico e antropologico, sia estremamente utile poichè ogni punto di vista è una ricchezza e una risorsa se si è disponibili ad abbandonare il pregiudizio e il pensiero conformista.
Scritto da: francesco conversano | 02/02/08 a 09:17
Gentile Letizia Di Prima
Grazie per la lettera.
Lei può richiedere per motivi didattici i documentari della serie MEGALOPOLIS a RAITRE oppure vederli sul sito www.raitre.rai.it.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 02/02/08 a 09:21
Gentile dr. Conversano
La ringrazio per la sua tempestiva risposta. Se ci fosse la possiblità di acquistare l'intera serie in DVD lo farei immediatamente. Documetari di gran bellezza... mi ricordano il bellissimo film "CODICE 46" che lei sicuramente conosce
Attendo fiducioso.
Scritto da: David | 03/02/08 a 16:14
Caro signor Conversano, la abbraccio e la ringrazio sinceramente per la poesia dei suoi documentari. Sono un ragazzo di 26 anni che fa teatro.
Sono egoisticamente felice che i documentari vengano trasmessi a tarda ora, l'unico momento in cui ho forse la possibilità di accendere una televisione.
Dei documentari bellissimi. Raramente mi sono emozionato così, e anche per questo per la prima volta scrivo a "un programma televisivo".
Il bello di quello che vedo non riesco a descriverlo... forse è nella capacità di creare risposte parziali (e quindi visionarie) a domande che sentivamo come nostre, ma che non avevamo capito con quali parole potevamo porcerle alla nostra anima... forse è nell'impossibilità e nelle volontà di non dare una verità assoluta, la bellezza dell'angoscia che ti lascia solo nella notte con una visione lontana quanto quotidiana e brutale di un altro essere umano perso nell'indifferenza di una megalopoli...
Non ho parole per ringraziarla... tutto quello che dico può sembrare stupido... ma davvero, sento quasi di volerle bene per questa idea, e per il modo in cui l'avete realizzata... finito di vedere un documentario mi sento più forte, meno solo... riesco a scorgere a tratti l'Altro, disperso nelle grandi città, dove "si può vedere il mondo senza essere visti".
La lascio con due citazioni, che forse starebbero bene in un suo documentario.
Vorrei poterla invitare a vedere lo spettacolo che sto preparando, uno spettacolo per quattro spettatori, in macchina, per le strade di Roma, da mezzanotte all'alba, dalla stazione tiburtina al mare di Ostia dove hanno ucciso Pasolini.
Spero di conoscerla un giorno.
Con stima e gratitudine per lei e tutti quelli che l'hanno accompagnata in questo progetto.
Andrea Maurizi
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Sulle città
Sotto di loro ci sono le fogne; in loro
non c’è nulla e sopra di loro il fumo.
Noi eravamo dentro. Non abbiamo goduto niente.
Noi passammo in fretta. E, lentamente, passano anche loro.
Brecht
Da “Esercizi spirituali”
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Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota.
Pessoa
Da "Il diario dell'Inquietudine"
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Era la mia città, la città vuota
all'alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d'amore, il mio più vero
era per gli altri una canzone ignota.
Sandro Penna
Scritto da: Andrea Maurizi | 03/02/08 a 19:17
Non guardo mai volentieri la televisione. Mi annoia e preferisco sostiturla con un buon libro. Stavolta mi pento della mia disattenzione perchè ho perso due puntate di megalopolis. Sto guardando il Cairo e mi sono innamorata del progetto. Bello, unico e imperdibile. Le parole sono confini stretti per descrivere le emozioni che ho provato. Questi documentari ti danno un senso di vastità e continuità. Aprono i miei confini.
grazie cri
Scritto da: cristiana valentini | 04/02/08 a 12:04
Per Andrea Maurizi.
Salve. Veramente grazie per la bella e intensa lettera che mi ha mandato.
Al di là dei complimenti fa sempre piacere ricevere parole che esprimono la capacità di molti spettatori di saper guardare e ascoltare, di crearsi dei percorsi personali della visione.
Un autore è appagato quando riesce a trasmettere emozioni e a restituire allo spettatore - come nel caso dei miei viaggi - quanto ha visto e ascoltato.
Si è felicemente appagati se dal proprio lavoro e dai documentari è possibile cogliere l'inafferrabile e l'indecifrabile, a scorgere, come lei scive, la presenza dell'Altro, a dare un volto a quanto di indefinito e indistinto esiste nelle nostre città e nelle megalopoli.
Ringrazio a nome di tutti i collaboratori che con me hanno condiviso questo complesso progetto e lavoro e le faccio tanti auguri per il suo spettacolo che, vista la sua sensibilità, sarà di sicuro cosa pregevole e intensa, e che spero avrò la possibilità di vederlo.
Grazie ancora
Scritto da: francesco conversano | 04/02/08 a 18:53
Per Cristiana Valentini.
Grazie per la sua lettera. Il mio lavoro si nutre della curiosità e della passione.
Poter suscitare nello spettatore riflessioni ed emozioni e contribuire ad aprire i confini della propria ed altrui conoscenza e visione del mondo è una importante gratificazione e allo stesso tempo una grande responsabilità morale.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 04/02/08 a 19:05
IL DOCUMENTARIO ~"SAN PAOLO"È PRECONCEITUOSO,CARICATO,IL DIRETTORE C"É SESSO IN TESTA .PROPRIO UM IMBECILE.É VERO CHE COME METROPOLE IN SAN PAOLO CI SONO I RICHI E I POVERI COME C"É IN QUALSIASI METROPOLE D"ITALIA.
MA TROPPO FALSO E BUGGIARDO E SFORZATO LA PUTANNA IN PISCINA E PARLANDO IN ITALIANO...
UNA VOLTA DI PIÚ SESSO IN TESTA!
LAMENTO LA MENTE SPORCA DEL SIGNOR FRANCESCO .LA VOLONTÀ DE SCANDALIZARE È DI LAMENTARE
SCUSATEMI POR LA SINCERITÁ
Scritto da: Caio Luiz Cibella de Carvalho | 07/02/08 a 03:43
Salve,sono stato al Cairo anche se per pochi giorni ,ho visto la puntata e devo dire che ha reso molto bene l' atmosfera della città in bilico tra povertà ,spazzatura e lussuosi centri commerciali ,(ho subito pensato a blade runner)e poi la città dei morti , i sontuosi palazzi ,il caffè ,la città che di estende nel deserto con commenti tratti da Ballard (l'orologio fermo del mondo...) spero di poterlo rivedere .
Scritto da: guido piattella | 07/02/08 a 12:11
Cito le parole di Andrea Maurizi: >
In cui mi rispecchio e mi ritrovo a sorridere, è bello scoprire che esistano da qualche parte sensibilità alle quali mi sento vicina e parente. Ho già scritto un commento su un altro post nel suo blog ma in effetti dovevo scrivere in questa pagina, le serie che ho visto di megalopolis sono bellissime, intense, e aprono lo sguardo ad un immaginario e ad una realtà attuale e inquietante ben più vasta di quello che si vede nel filmato. Le citazioni sono quanto mai adatte e recitate magistralmente, la fotografia è stupenda senza essere artificiosa e ridondante. Le cose belle sono quelle in cui ci rispecchiamo immediatamente senza bisogno di spiegazioni razionalistiche, il suo sguardo è il mio sguardo e anche lo sguardo di Maurizio e chissà di quanti altri. E' bello scoprire tutto ciò. Grazie e i miei più sinceri complimenti, abbiamo bisogno di persone come lei in Italia, nel mondo.
Laura
Scritto da: Laura | 07/02/08 a 12:36
Alla attenzione del sig. Caio Luiz Cibella de Carvalho
Da apprezzare, sempre, la sincerità, senza mai prescindere però dall’educazione che è segno di civiltà individuale e di un popolo e che si misura prima di tutto dal garbo e dal rispetto verso l’altro.
Una prova elementare di civiltà senza la quale trionfa l’ignoranza.
Scritto da: francesco conversano | 08/02/08 a 08:59
Per Guido Piattella.
Grazie della lettera relativa al film Megalopolis dedicato al Cairo
che ha colto l’atmosfera della città e il senso del film.
RAI TRE manderà in onda probabilmente la serie MEGALOPOLIS in altra fascia pomeridiana.
Nel frattempo è possibile rivedere tutti i film già andati in onda sul sito
www.raitre.rai.it.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 08/02/08 a 09:03
Per Laura.
Sinceramente Grazie per la sua lettera a proposito del mio lavoro.
Grazie per aver parlato di sensibilità e di intensità.
E' gratificante pensare che un film possa aprire allo spettatore attento la possibilità di allargare lo sguardo e quindi la conoscenza.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 08/02/08 a 09:08
Gentile sig. Conversano,
volevo fare i miei sinceri complimenti a lei e a tutti coloro che hanno realizzato questa eccezionale serie di documentari. Questa è la televisione di cui tutti abbiamo più che mai bisogno, e parlo soprattutto della TV pubblica, quella che dovrebbe più di tutte svolgere un servizio di informazione e "apertura mentale".
Sono italo-brasiliano e ho visto con particolare interesse la puntata su San Paolo, città dove alcuni fa ho vissuto per qualche mese.
Si tratta senz'altro di una città interessante, dinamica e che merita veramente di essere conosciuta (in particolare per la sua gente).
Purtroppo ho avuto modo di vedere di persona anche gli aspetti più tristi che affliggono questa megalopoli, come del resto tante altre in tutto il mondo, e mi è spiaciuto constatare che diverse persone (del posto e non) non vogliano prendere atto della situazione né desiderano che qualcun'altro lo faccia.
"Megalopolis" non è una serie alla "National Geographic Channel" né alla "Lonely Planet", e quindi non sarebbe stato coerente da parte vostra concentrarvi sui lati positivi e turistici delle città in questione.
Speriamo che il vostro lavoro serva anche a smuovere qualche coscienza e a riportare l'attenzione su problematiche reali che spesso noi che viviamo in Europa tendiamo ad accantonare.
Per concludere, vorrei chiederle, per curiosità, se le musiche che fanno da sottofondo alla serie sono di Philip Glass.
Grazie e buon lavoro,
Lorenzo
Scritto da: Lorenzo Salinari | 08/02/08 a 15:38
Per Lorenzo Salinari
Grazie per la sua lettera perchè è una conferma delle aspettative diffuse nei confronti della RAI intesa come servizio pubblico.
Grazie per i complimenti perchè è importante raccogliere il feedback del lavoro svolto e se è possibile, come lei dice "smuovere qualche coscienza".
Per quanto riguarda la colonna sonora della serie MEGALOPOLIS, le musiche sono prevalentemente quelle di Philip Glass con quà e là alcune integrazioni musicali diverse.
Grazie.
Scritto da: francesco conversano | 09/02/08 a 09:17
Che meraviglia, questa serie. Non mi era ancora mai capitato di considerare una città non come il luogo in cui si svolge la vita, ma come un organismo vivo nelle cui vene scorre il fludo della vita. A ben pensarci, è la lezione della fantascienza apocalittica degli anni Sessanta-Settanta, che commenta fuori campo queste storie.
E ammiro moltissimo la capacità degli autori di entrare in empatia con le persone intervistate - sempre uomini e donne dalle esistenze estreme, rappresentative di interi gruppi sociali, più che solo di se stesse. Ne avevamo già avuto un sagigo con Strade Blu, che coglieva lo spirito del libro di Heast Moon, senza riproporne pedissequamente il percorso.
Credo di aver capito, dalla visione di questi primi episodi, molto di più sulle città - tutte, non solo quelle rappresentate - e sulle loro dinamiche interne sullo scorcio del XXI secolo.
È un peccato, per me, aver perso in TV i primi due episodi, visto che lo streaming non rende giustizia delle magnifiche panoramiche "reggiane". Capterà di venderne una replica, o tutto sparirà come Strade Blu?
Congratulazioni, e avanti così.
Paolo
Scritto da: Paolo Tramannoni | 09/02/08 a 21:55
Volevo solo segnalare che i documentari Megalopolis sno già visibili online messid alla Rai sul suo sito al seguente indirizzo: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,^^56795,00.html
Scritto da: Paolo | 11/02/08 a 15:39
Gentile Paolo Tramannoni
grazie per la lettera e per le congratulazioni.
Con soddisfazione sto registrando molti commenti positivi che dimostrano l'attenzione dello spettatore televisivo, spesso sottovalutato, che riesce nel magma televisivo a fare scelte e a costruirsi percorsi personali della visione.
Grazie per gli apprezzamenti "reggiani" e per la fedeltà visto che è stato citato STRADE BLU, la serie americana girata nella provincia americana che, come lei ha colto, è rappresentativa del mio lavoro per l'approccio dedicato all'incontro con le persone incontrate che racccontano la loro storia.
Credo e spero che MEGALOPOLIS possa andare in onda in replica su RAITRE poichè la fotografia ha una parte importante nel mio lavoro e nel mio modo di raccontare.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 11/02/08 a 19:46
non posso fare altro che congratularmi complimenti davvero per tutti i lavori...solo che dovrebbero essere in prima serata!
Scritto da: udes | 14/02/08 a 14:55
Per Udes
Grazie per la lettera.
Per quanto riguarda la possibilità di andare in onda in prima serata...è un sogno e un obiettivo rincorso da molto tempo da me e da molti spettatori...
ma il discorso è molto lungo......
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 15/02/08 a 08:58
Caro Francesco..la capisco moltissimo, purtroppo l'obbligo di assuefarsi dinanzi a trasmissioni demenziali in prima serata diventa per la tv un imperativo assoluto!
Ritengo che i programmi interessanti come il suo non sono molti, purtroppo! e nessuno di essi ha avuto prospettive migliori..
Scritto da: Udes | 15/02/08 a 17:53
salve sig. Coversano , stavolta mi è venuto da pensare ,tra l'altro nei credits ho visto che la riprese sono sue, tokyo=megalopolis=metropolis, vedendo i trenini suburbani e gli shinkasen superveloci sfrecciare a diverse altezze nel panorama urbano non ho potuto fare a meno di pensare alle immagini del capolavoro di Fritz Lang del 1926 (un altro che, come Ballard ,aveva previsto tutto) ; non vedo l' ora di rivedere le puntate perse sul raitre.it guido piattella
Scritto da: guido piattella | 21/02/08 a 19:05
Dott. Coversano buonasera e prima di tutto La ringrazio di avermi fatto emozionare nel guardare il programma Megalopolis, ben fatto e sicuramente il migliore come impostazione. Vorrei Domandarle solo una cosa : cioè sapere chi è l'autore delle musiche che accompagnava il documentario dando un tocco in piu' all'emozione. Sapere titolo e autore sperando di trovare il CD. Grazie mille e Arrivederci .
Scritto da: alessandro | 21/02/08 a 20:05
Grande serie .....un vero "viaggio" mentale che diventa reale......sul divano di casa....prodotti del genere li vedevo solo negli anni '70 - inizio '80 (ed io sono del '68 !)....quando si facevano documentari e/o dossier con le p.lle....scusate il termine..... complimenti a voi ...bravi....veramente.... da parte di un semplice openmind man
no comment sulle programmazioni delle nostre TV.....made in italy
amo le high-tech megalopoli (shenzhen, tokyo..) alla blade runner...cmq sono espressioni della ns civiltà.....sarebbe bello se in Italia cmq ce ne fosse almeno una... di vera megalopoli...che facesse da contrappeso alla fantastica campagna Toscana,alle Alpi, ed al mare meraviglioso che ci circonda ....un saluto a tutti....grazie a Conversano + Grignaffini.... Stefano Travers
p.s.
di philip glass....quale cd e/o track nella musica di fondo???
Scritto da: stefano | 21/02/08 a 21:34
Per Guido Piattella.
Si, il visionario Fritz Lang aveva immaginato molto prima degli altri la città e gli scenari cupi del futuro e gli aveva rappresentati in maniera straordinaria come mai nessun altro prima e forse dopo di lui.
Per quanto riguarda la possibilità di repliche di Megalopolis su Raitre, spero avvenga in futuro.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 23/02/08 a 13:45
Per Alessandro e Stefano Travers
Grazie per le lettere. Volevo segnalare, poichè la richiesta arriva da più parti, che le musiche di MEGALOPOLIS sono prevalentemente di Philip Glass e tratte da moltissimi suoi lavori.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 23/02/08 a 13:48
Egregio Francesco Conversano,
dopo aver visto le prime 3 puntate percepisco la sua opera come fondamentale. Da anni guardo la televisione occasionalmente, ma con Megalopolis ho ritrovato in questo media un contenitore di contenuti.
Non desidero commentare singole puntate perchè penso che i temporali emotivi che hanno colto numerosi spettatori siano stati essenzialmente fuorvianti.
Esprimo invece la mia percezione di una serie di rappresentazioni per estremi, in 50 minuti si possono dare degli estremi, A e B, inizio e fine.
Non ho visitato le città che lei mi ha presentato e forse non potrò mai farlo. Avevo perciò necessità di prendere in prestito la sua vista, 50 minuti per volta, per farmi una idea di luoghi e popoli che forse un giorno confermerò o smentirò.
Con degli estremi lei ha generato una mia personale idea di quei luoghi, credo che questa si chiami arte.
Avverto infine che paesi così distanti siano poi molto simili alla società italiana, ricca di contraddizioni materiali, culturali, sociali. Allora perchè non tradurre il format di Megalopolis in una serie che rappresenti 6 borghi di un'Italia che non osserviamo mai abbastanza?
Grazie ancora, Simone Angioni
Scritto da: Simone Angioni | 01/03/08 a 00:35
Per Simone Angioni
Grazie per la sua lettera.
A proposito di MEGALOPOLIS lei parla di "rappresentazione per estremi" e in un certo modo forse lo è.
Avendo fatto la scelta di superare la rappresentazione, che io chiamo conformista, delle città.
Per quanto riguarda oggettività-soggettività del documentario rimando a quanto già detto qua e là, di non cadere cioè nell'errore di pensare che le città siano esclusivamente come raccontate da me. Lo sguardo sulle città è il mio punto di vista, estremo, se si vuole provocatorio, ma solo espressione della mia soggettività.
La sfida per chi fa questo lavoro è sempre quella di guardare oltre, di cercare l'invisibile dentro il visibile.
Per il suggerimento di spostare il medesimo sguardo sull'Italia è certamente una buona idea poichè anche il nostro Paese è espressione dell'omologazione che sta avvenendo in tutto il mondo e quindi sarebbe interessante una riflessione a proposito.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 01/03/08 a 08:41
Salve. Le risparmio gli scontati complimenti per Megalopolis, programmi del genere dovrebbero andare in onda al massimo alle 10 di sera.
Vorrei invece chiederle un'altra cosa: ricordo di aver visto diversi anni fa un documentario su La7 incentrato su Berlino e che aveva Luca Sofri come guida nella città. Ricordo vagamente anche di aver letto il suo nome come regista, ma non ne sono affatto sicuro; ho cercato sul web, anche su imdb, ma non c'erano riferimenti a questa specifica produzione, se non recensioni di blogger che l'avevano visto all'epoca.
Premettendo le scuse nell'eventualità lei non abbia niente a che fare con tutto ciò, vorrei chiederle se quel documentario è in qualche modo recuperabile, anche pagando qualcosa. Mi piacerebbe rivedere anche "Blue Highways", ma al documentario su Berlino ci terrei di più.
La ringrazio per l'attenzione e chiedo scusa se eventualmente le ho fatto perdere tempo.
Scritto da: phil pistorum | 01/03/08 a 12:34
Non capita spesso che la televisione affascini. Bene, posso affermare che il suo lavoro (forse è riduttivo definirli documentari) ha prodotto questo effetto. Solo da bambino mi è capitato di aspettare con ansia la prossima puntata del programma che preferivo. Peccato che con Tokio (che devo ancora vedere ho registrato tutte le puntate) si sia conclusa la serie. Credo sia inutile a questo punto ripetere quello che è stato scritto negli altri interventi, mi auguro e le auguro che i suoi progetti futuri vengano supportati da adeguati finanziamenti (almeno saranno soldi spesi bene!). Ancora tanti complimenti.
P.S.
non vorrei sbagliare (sono un musicista e dovrei avere teoricamente una certa "memoria") ma i brani di Glass non sono stati utilizzati nella trilogia di Reggio "Koyaanisqatsi", "Powaqqatsi" e "Naqoyqatsi".
Scritto da: Mario Lorello | 02/03/08 a 00:02
Non capita spesso che la televisione affascini. Bene, posso affermare che il suo lavoro (forse è riduttivo definirli documentari) ha prodotto questo effetto. Solo da bambino mi è capitato di aspettare con ansia la prossima puntata del programma che preferivo. Peccato che con Tokio (che devo ancora vedere ho registrato tutte le puntate) si sia conclusa la serie. Credo sia inutile a questo punto ripetere quello che è stato scritto negli altri interventi, mi auguro e le auguro che i suoi progetti futuri vengano supportati da adeguati finanziamenti (almeno saranno soldi spesi bene!). Ancora tanti complimenti.
P.S.
non vorrei sbagliare (sono un musicista e dovrei avere teoricamente una certa "memoria") ma i brani di Glass non sono stati utilizzati nella trilogia di Reggio "Koyaanisqatsi", "Powaqqatsi" e "Naqoyqatsi".
Scritto da: Mario Lorello | 02/03/08 a 00:04
Salve, come molti sono rimasta affascinata dai suoi documentari.
Vorrei rassicurarla sul fatto che una mente elastica è perfettamente in grado di capire che nei suoi "50 minuti" sono raccontati solo alcuni aspetti di una megalopoli che in quanto tale racchiude una complessità così grande che credo pochi uomini a questo mondo sarebbero in grado di cogliere del tutto.
Come qualcuno che ha scritto più su, anch'io studio architettura e le riflessioni sulle grandi città sono all'ordine del giorno, non solo dal punto di vista strettamente tecnico dei piani o dei regolamenti edilizi ma anche attraverso sociologia antropologia e filosofia perché nei grattacieli (anche se io preferisco gli edifici a misura d'uomo) che progettiamo e nelle strade che disegnamo vivono e passano gli uomini e la prima realtà con cui dobbiamo confrontarci è la loro...la nostra.
(chiaramente parlo a nome mio e nella mia concezione dell'architettura che non è necessariamente universale).
Per quanto riguarda le varie richieste di confronti con l'Italia rimango perplessa. Naturale pensare ai luoghi che sono più familiari per cominciare a ragionare su qualcosa ma l'Italia mi sembra faccia parte di un discorso diverso. Le sue città non possono superare di tanto l'estensione che già hanno per ovvi motivi geografici, la sua storia è fatta di stratificazioni imprescindibili dalla vita di ogni singola città. Se penso a Roma vedo che insegue il modello delle metropoli americane ma quello che ne esce fuori è solo una grande quantità di insediamenti informali e di mc donald's contestualmente alla perdita del concetto di comunità. Vorrei capire se il suo destino sia quello di Los Angeles (ma ne dubito) o se ci sono strumenti accessibili per invertire la tendenza, in questo i suoi documentari mi aiutano a crescere. La mia conoscenza del mondo e dei meccanismi urbani si basa soprattutto sull'esperienza diretta che faccio ogni volta che vivo, lavoro o passo per una città che non è quella in cui sono cresciuta eppure ho sempre presente che l'esperienza che faccio in quel momento è solo uno dei mille modi in cui quella città potrebbe presentarmisi.
In sostanza grazie per le riflessioni che lei e le persone coivolte nel progetto avete stimolato, aldilà dei limiti che possono presentare mi sembrano comunque molto utili per rimanere svegli in un sistema che ci vorrebbe addormentati.
Scritto da: silvia corteggiani | 04/03/08 a 12:32
Salve, purtroppo non ho tempo di leggere tutti i commenti con calma e dunque di entrare nel dibattiito scatenato dalle osservazioni del sig Mazzotta. Intendo solo precisare che l'autore più volte citato da Conversano , Mike Davis, insegna urbanisitca al Southern California Architecture Institute. I suoi libri, some Cronache dall'impero e La città di quarzo, mi è parso di capire, soprattutto guardando la puntata su LA, sono stati fonte di ispirazione per gli autori di questi bellissimi documentari esteticamente, politicamente e sociologicamente parlando!Complimenti e spero di poter vedere tutte le altre puntate visto che l'orario balordo non mi ha permesso di vederle tutte.. ..
Grazie.
Scritto da: Anna | 04/03/08 a 15:44
Buongiorno Conversano,
ho avuto il piacere tanti anni fa di vedere Koyaanisqatsi proiettato al cinema col commento sonoro suonato in diretta da Philip Glass, il figlio e l'orchestra. Ora, comincio dalla musica perchè è grazie a questa che casualmente ho avuto modo di soffermarmi sulla puntata di Shenzen che stava trasmettendo Rai tre. Sono rimasto entusiasta di ciò che ho visto, l'ho attesa per Tokio e purtroppo oggi scopro, indagando su internet, che il ciclo è concluso. Sto scaricando le puntate precedenti dal sito rai ma la qualità sarà modesta.
Innanzitutto mi voglio unire ai tanti bei commenti che ho letto su questo suo lavoro, esprimendole un sincero ringraziamento per le emozioni e le tante riflessioni che la visione mi ha evocato ed ispirato.
La voce narrante mi ha ricordato il piacere della visone di un vecchissimo Tokio Ga di Wenders che registrai in una versione francese sottotitolata, che sempre rai tre aveva trasmesso una notte di 20/25 anni fa. Le scrivo tutto questo, che con la sua opera apparentemente non ha a che fare, per ringraziarla di come, col suo intelligente lavoro, ha saputo comunicare emozionando.
Grazie, Marco Pini
PS: Mi sa dire come di possano recuperare anche a pagamento questi 6 film in buona qualità? (dvd o anche da internet ma in alta risoluzione...) ancora grazie
Scritto da: Marco Pini | 04/03/08 a 17:23
Per Mario Lorello
Grazie per la lettera, che rafforza l'idea dell'esistenza in Italia, per fortuna, di uno spettatore consapevole e maturo, che sa scegliere quello che vuol vedere in un panorama in cui l'offerta televisiva è varia e che può soddisfare ogni possibile tipo di pubblico.
Per quanto riguarda la colonna sonora di Megalopolis: certo, si tratta di Philip Glass.
Alcuni dei brani sono tratti dai tre film da lei citati, gli altri dall'enorme discografia del grande compositore americano.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 06/03/08 a 08:00
Per Silvia Corteggiani
Grazie per la sua lettera che nasce dalla conoscenza professionale delle città e dei problemi che esse contengono.
Sono d'accordo sul fatto che le città prima di essere un insieme di edifici debbano essere il luogo dove si sviluppano esistenze umane, di persone che vivono, crescono, amano, stabiliscono relazioni con altri esseri umani e per questo lei giustamente, quando pensa alla città, pensa ad edifici a misura d'uomo.
La città è memoria, memoria più o meno caoticamente sedimentata di stratificazioni storiche, sociali e culturali ma anche memoria di chi le ha vissute nel corso dei secoli.
Allo stesso tempo è tempo presente di chi la città la vive ogni giorno e quindi deve essere progettata e costruita a misura d'uomo.
Quello che ho visto nei miei numerosi viaggi purtroppo dimostra che il più delle volte lo sviluppo delle città persegue altri fini e altre logiche.
Per quanto riguarda il suggerimento di qualcuno anche in questo blog di raccontare l'Italia con una chiave di lettura simile a quella scelta in Megalopolis, penso che la struttura storico architettonica ed urbanistica delle città italiane abbia chiaramente caratteristiche molto differenti ma che sia utile guardare attentamente le città consapevoli del fatto che ormai si assomigliano tutte e che hanno problemi simili da risolvere.
E' interessante, credo, cogliere tendenze macroscopiche e comuni e sfumature specifiche al fine di mantenere le differenze che ogni luogo ha in sè e che è prezioso ed indispensabile conservare.
Scritto da: francesco conversano | 06/03/08 a 08:23
Per Anna
Grazie delle ulteriori precisazioni riguardanti Mike Davis, il cui punto di vista per chi si occupa di sviluppo urbano, credo sia imprescindibile anche se dai più critici viene considerato apocalittico. Credo che il suo sguardo sia prezioso anche per la capacità di osservare che tiene conto costantemente del lato immaginario presente nella realtà.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 06/03/08 a 08:34
Per Marco Pini
Grazie per la sua lettera che è gratificante per chi svolge questo lavoro.
Riuscire - come lei scrive - a "comunicare emozionando" credo sia il massimo delle aspirazioni possibili.
Per ogni chiarimento relativo alla serie dei film il referente è sempre Raitre.
Grazie
Scritto da: francesco conversano | 06/03/08 a 08:41
Carissimo Francesco Conversano,
grazie per le emozioni,
grazie per le riflessioni,
grazie per le atmosfere,
grazie per il fetore,
grazie per i colori,
grazie per le inquietudini,
grazie per la pietà,
grazie per le angosce,
grazie per il dolore.
Grazie
Scritto da: Filomena | 09/03/08 a 16:35
Buongiorno dott. Conversano, sono molto contento che abbia ricevuto il sostegno della critica al Premio Ilaria Alpi, ciò testimonia che in molti hanno apprezzato il suo capolavoro!
Scritto da: Udes | 09/06/08 a 13:10