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16/01/08

MEGALOPOLIS

Ancora sul Visibile e l'Invisibile....

Stasera (16 gennaip 2008) su RAI TRE inizia una serie di documentari da me ideata e diretta (insieme a Nene Grignaffini con  Movie Movie per RAI TRE) intitolata MEGALOPOLIS.


I film documentari sono sei e sono dedicati a sei megalopoli con più di dieci milioni di abitanti.
Il viaggio tra Visibile e Invisibile prosegue così nella realtà delle grandi città passando da occidente ad oriente, dal nord al sud del mondo ma anche attraverso l'immaginario che il cinema e la letteratura di science fiction hanno alimentato in questi anni ognuno di noi.
La notizia  apparsa sui media lo scorso anno era che per la prima volta si era invertita una tendenza demografica:  secondo l'Università della North Carolina e della Georgia, nel 2007 per la prima volta il numero degli abitanti del pianeta che abitavano le città  superava il numero degli abitanti presenti nelle aree rurali.  Al di là del fatto che proprio nello scorso anno sia realmente avvenuto o meno il sorpasso, era evidente che la tendenza ormai era in corso.
Ho preparato dunque questo viaggio con la passione, la curiosità e i timori di sempre.
Rimaneva il dubbio sull'approccio da avere per il nuovo progetto. Mi avevano molto colpito i libri di Mike Davis, la cui visione del futuro per alcuni considerata apocalittica, da anni aveva delineato una geografia della paura fatta di città morte e pianeti di slum disseminati nelle varie parti del mondo.   
L'altro aspetto intrigante era ripensare a come le città fossero state rappresentate nella science fiction, nella letteratura e nel cinema (un esempio fra tutti rimane Blade Runner che dopo 25 anni è ancora un paradigma di riferimento).
Oltre il cinema rimaneva fortissima dentro di noi l'impronta dell' immaginario rappresentato dalla letteratura di Science Fiction che attraverso la figura di grandi scrittori ha disegnato un indelebile profilo delle città del futuro, città cupe, scure, nere, inquietanti.

La sfida era dunque ancora una volta quella di raccontare il visibile, vale a dire le megalopoli così come appaiono, cariche degli enormi problemi che anche le nostre città cominciano a conoscere da vicino: la vivibilità, l'inquinamento, la criminalità, l'emigrazione, gli esodi, lo squattering  (l'occupazione illegale delle case), l'apartheid urbanistico e quindi sociale che nasce dalla costruzione di nuove  città separate e protette, il crescere a dismisura delle baraccopoli (gli slums e le favelas), la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la cementificazione, la violenza, la religione, il consumismo, il controllo del territorio, la vulnerabilità della privacy.
Ma la sfida più grande è stata scoprire quanto le descrizioni dei grandi scrittori di fantascienza del secolo scorso fossero  drammaticamente confermate.
Quanto le città invisibili immaginate da Asimov,  Clarke, Dick, Ballard, Gibson e  Orwell sono diventate cruda realtà ?
Quanto di quell'invisibile si poteva portare alla luce e rendere visibile ?
Il nostro lavoro di ricerca,  contatti,  riprese e montaggio ha reso possibile questo racconto: nelle città di Los Angeles, San Paolo, Il Cairo, Shenzhen, Karachi, Tokyo
nell'arco di una giornata si alternano immagini e  frammenti di vita di  quattro personaggi. Insieme a loro, anche la città è protagonista mentre la voce off dei grandi scrittori diventa un filo rosso per descrivere la cupezza delle dark cities del nostro pianeta.

UN ALTRO TENTATIVO DI ESERCITARE LA PRATICA DEL DESIDERIO DI VEDERE OLTRE.

 
 

CATEGORIE: Documentario

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Commenti

Splendido primo episodio di MEGALOPOLIS.
GRANDE CINEMA,GRANDE TELEVISIONE.

Antonella Licata

ciao! Sono un geografo e lavoro per università di bologna e Los Angeles--vorrei sapere se sono visibili in streaming le puntate di Megalopolis. non ho una televisione. ma vorrei vederli, in qualsiasi formato ,anche DVD
grazie!


emanuele bompan

Gentile dottor Conversano

Volevo innanzitutto complimentarmi per la "beleza" del documentario su San Paolo e se fosse possibile, conoscere il titolo del libro citato nel film.

Grazie.

buongiorno.
purtroppo ieri sera mi e' sfuggita la puntata di San Paolo.ne ho visionato solo una parte.devo dire che era molta bella,rendeva molto l'idea di come e' veramente il Brasile.un paese pieno di contraddizioni e un'inferno di citta'.
dove e' possibile trovare il documentario o dove possibile scaricarlo.
a presto e grazie
walter

Signor Francesco Conversano,

Ho seguito l'ultima puntata di "Megalopolis" andata in onda mercoledi 23 gennaio. Difficile addormentarmi dopo, visto che mi chiedevo in continuazione come si possa fare certi "documentari "con la pretesa di rendere parti di realtà una realtà assoluta.
Il grande Italo Calvino consigliava di guardare una città con occhi vergini (senza stereotipi), diceva che "chi ha occhio trova quello che cerca anche ad occhi chiusi" e non credo che volesse dire che se si va in Brasile a cercare i SOLITI miseria, prostituzione e ricchezza sfrenata non trova niente di più. Non avete reso visibile aspetti di uno sguardo sincero e attento ma avete reso INVISIBILE la realtà di milioni di persone che, anche abitando le favelas, lavorano tantissimo per vestire i propri figli con dignità, o ragazzi che lavorano e frequentano l'Università. Non ho visto traccia della "classe media" in questo "documentario", parte fondamentale dell'economia del paese sempre ignorata all'estero e che però sono quasi la maggior parte degli abitanti. Non ho visto la metropolitana di San Paolo, un esempio di civiltà mai vista nella metropolinata di Milano, e neanche l'iniziativa dello scorso anno (testimoniata da giornali di tutto il mondo) di ripulire visivamente la città. Riguardo allo smaltimento di rifiuti, non ho visto neanche una citazione del Brasile (sopratutto San Paolo) come uno dei primi paesi al mondo nel riciclaggio di rifiuti. Non abbiamo bisogno, ne i brasiliani ne gli italiani, di documentari con il profilo di San Paolo come " città del futuro, città cupa, scura, nera, inquietante" perchè lo sfruttamento di questi estremi è già ormai inflazionato e non porta alcuna novità nell' immagine che si ha del Brasile. Abbiamo bisogno piuttosto della riconoscenza della città di San Paolo come città del futuro con la creatività che quel popolo ha di produrre bellezza dalla mancanza di risorse o di crescere dal degrado. Continuando, non ho sentito citazioni di questa metropoli come città del futuro perchè da tempo globalizzata, molto prima della globalizzazione riguardo alla pace etnica. Se ci fosse l'iniziativa di far vedere "l'invisibile" agli occhi di un pubblico che vede San Paolo come miseria, caos, prostituzione e ricchezza sfrenata, allora finalmente ci sarebbe qualcuno con "un'altro tentativo di esercitare la pratica del desiderio di vedere oltre". Manderò questa mail alla conoscenza di tutte le Istituzione Italo-brasiliane, Consolati e affini.

Grazie Antonella Licata per i complimenti e l'apprezzamento della serie MEGALOPOLIS.
Spero vedrai anche i prossimi episodi. Ciao

Caro Emanuele Bompan mi chiedi se è possibile visionare in streaming l'episodio di MEGALOPOLIS dedicato a Los Angeles. Attualmente credo di no però se sei interessato per motivi didattici a proporlo per fini didattici all'università puoi richiederlo alla direzione di RAI TRE e la società di produzione MOVIE MOVIE ti manderà una copia in DVD.
Grazie e spero guarderai i prossimi episodi della serie.
Ciao

Gentile Carlo De Francesco grazie per i complimenti.
Per quanto riguarda le citazioni presenti in MEGALOPOLIS - SAN PAOLO, le citazioni sono tratte da vari autori tra cui BALLARD, BLISH, GIBSON e DISCH.
Grazie

Gentile Walter Quabello Salve.
Grazie per il suo giudizio sull'episodio di MEGALOPOLIS dedicato a SAN PAOLO.
Mi sembra che abbia colto lo spirito del film. Per quanto riguarda la possibile visione non televisiva attualmente non so se sia possibile scaricarlo dalla rete nè acquistarlo ma credo sarà prossimamente programmato da RAI TRE in un'altra fascia oraria.
Grazie

Gentile signor Chris Mazzotta,
innanzitutto grazie per la sua lettera che, nonostante il tono risentito e forse un pò aggressivo, mi consente di precisare, e se è possibile aprire un dibattito, spero utile, sul mondo e i cambiamenti che sta vivendo e sul genere documentario come forma di espressione.

Sono un grande ammiratore di Calvino e apprezzo molto la bella citazione da lei riproposta che, come tutte le parole dello scrittore, aiuta ad aprire la mente, a non essere schematici e presuntuosi al punto di pensare che ognuno di noi sia l’unico portatore di verità. Purtroppo il mondo si presenta sempre più in maniera complessa e tale complessità, per essere decifrata, ha bisogno di essere osservata da differenti punti di vista e con una grande umiltà.
Per questo le proporrei altre suggestioni, forse meno belle dal punto di vista letterario ma molto concrete, dense di quella concretezza di cui ognuno di noi ha bisogno.
Ad esempio i libri di Mike Davis, un sociologo americano che partendo dall’osservazione dei grandi cambiamenti in atto nelle società del primo e del terzo mondo, ha elaborato studi che testimoniano, nel bene e nel male, quanto il nostro presente e il futuro prossimo siano pieni di contrasti e di zone d’ombra.

La serie di documentari MEGALOPOLIS si pone come uno degli infiniti racconti possibili delle realtà delle grandi città del mondo, prendendo spunto dalla testimonianza di uomini e donne e di frammenti della loro quotidianità inseriti come una rete nel contesto urbano.
MEGALOPOLIS non è una serie dedicata al Brasile, all’Egitto al Pakistan e agli Stati Uniti; è piuttosto qualcosa che esprime alcune tendenze trasversali, temi e problemi comuni presenti nel mondo contemporaneo: il crescente divario tra la povertà e la ricchezza, la criminalità, l’esercizio del controllo, il ruolo della religione, la tutela (o il degrado) dell’ambiente, la violazione dei più elementari diritti, le relazioni umane, la solidarietà, la solitudine, la tecnologia, ecc. e lo stile del racconto non è quello di chi ha la presunzione di spiegare tutto (sarebbe ingenuo e assurdo voler raccontare il Brasile e San Paolo in cinquanta minuti), ma al contrario è quello di chi sceglie un approccio fondato su un punto di vista parziale, possibile, soggettivo (mai oggettivo), una sorta di proposta a riflettere piuttosto che una sentenza schematica e definitiva, un tentativo a spingere lo spettatore a leggere anche tra le pieghe delle parole e delle immagini.

Non credo sia necessaria in questa sede la spiegazione di quanto si vede e si racconta nel film per dimostrare che non si è scelto di eludere le azioni positive attive nel Paese, anche perchè la sola presenza nel film di Padre Julio Lancelotti ne è la risposta più efficace.
Forse lei, pur essendo una persona così appassionata e documentata sul Brasile, non conosce purtroppo questo grande personaggio: Padre Julio Lancelotti è un uomo che da anni si occupa in prima persona di azioni positive a San Paolo per tutelare ogni giorni i diritti di chi è sfruttato, dei poveri e dei deboli, “del popolo degli Esclusi”.
Padre Julio è stato più volte minacciato di morte per aver fatto questo e per aver denunciato le condizioni, i soprusi e le violenze praticate in quel Paese. E la sua presenza nel film è una sicura testimonianza del lavoro svolto per cercare di migliorare le condizioni sociali dei più deboli.
Mi dispiace molto registrare certe considerazioni intellettuali francamente inutili e autocompiacenti, atteggiamenti che preferiscono ignorare la realtà, mascherata da stereotipo, solo per dar pace al proprio senso di colpa. Questo atteggiamento aiuta la coscienza.

L’esistenza delle “edge city”, le città protette e separate, come ad esempio la città di Alphaville a San Paolo (presente nel film), una città protetta in cui risiedono decine di migliaia di persone e che durante il giorno vede attive più di 150 mila persone, è un fenomeno brasiliano e mondiale.
E questa è una sorta di nuova apartheid, presente oggi in tutte le grandi città del mondo, con la quale dover fare i conti. Non credo sia la scelta migliore rinchiudersi in case protette da agenti armati, mura di cinta e dispositivi anticrimine, ma bisogna prendere atto che la criminalità è in crescita e la difesa della propria sicurezza è una naturale conseguenza: chi è più ricco ha bisogno di difendersi. Dovrebbe a questo proposito guardare il film della serie dedicato a Los Angeles dove è raccontato il piano Neighborhood Watch, un interessante programma di controllo del territorio a cui partecipano i cittadini, quella famosa middle class che lei ha tanto bisogno che venga rappresentata; il programma Neighborhood Watch è un programma di controllo del territorio e sul vicinato esercitato ad ogni livello, un programma che offre più sicurezza agli abitanti dei quartieri della classe media e alta di Los Angeles ma che limita la sfera del nostro privato. Questo programma in alcune aree degli Stati Uniti sta riscuotendo molto successo e tra poco lo vedremo forse praticato anche in Europa. Qualcuno potrebbe contestare questa immagine di Los Angeles, questo aspetto di città scura opposto a quello solare e patinato della capitale dello Show Business.
Ma questa Los Angeles la conosciamo già tutti molto bene.
Tornando quindi al Brasile e alle città protette le consiglierei di leggere l’interessante libro di Teresa P.R. Caldeira, CITY OF WALLS, Crime, Segregation and Citizenship in Sao Paulo.
La Caldeira, scrittrice e illustre docente del Dipartimento di Antropologia dell’Università di California e ricercatrice del CEBRAP di San PAOLO, ha scritto un libro che non è un’opera letteraria di fiction, ma uno studio estremamente serio e strutturato. La Caldeira ha scritto un libro interessante e inquietante sulle “edge city” e il suo punto di vista è molto distante dall’ottimismo fine a se stesso e autocompiacente di certi giudizi; è una cruda testimonianza dei fortissimi contrasti che San Paolo, il Brasile e il mondo intero, piaccia o no, stanno vivendo.

Il mio lavoro mi ha consentito di viaggiare moltissimo, non come turista ma come osservatore curioso che ogni giorno si sporca le mani andando nello “spazio dei conflitti e delle contraddizioni” per provare a raccontare la qualità della vita e le storie di donne e di deboli i cui diritti sono spesso violati.
E quello che ho capito è che gli uomini e le donne che ho incontrato e che mi hanno dedicato il loro tempo e la loro attenzione, lo hanno fatto perchè si sono fidati e la fiducia, caro signor Mazzotta, è una cosa difficile da conquistare e la si conquista con onestà e con anni di lavoro. E questa è una cosa diversa dal parlare per slogan e dall’avere la presunzione intellettuale di sapere e di aver capito sempre tutto, prima degli altri.
Un grande uomo, recentemente scomparso, sacerdote e sindacalista, grande attivista sociale in Brasile e in America Latina, prima del mio viaggio mi incoraggiò a parlare dei contrasti e a mettere in luce le contraddizioni presenti a San Paolo perchè – mi disse – “le azioni positive esistono ma sono poca cosa rispetto agli effetti devastanti della mancanza della tutela dei diritti umani.”
Purtroppo nell’enfasi della sua lettera le è sfuggito un altro contenuto fortemente presente nel film, quello legato al corpo, all’uso e allo sfruttamento del corpo, il corpo prostituito, il corpo degradato, il corpo degli esclusi della società, il corpo, come dice Padre Julio Lancelotti, inteso come “unico documento di identità degli esclusi”.
A San Paolo, in Brasile e in tantissimi altri Paesi del Terzo mondo, lo sappiamo tutti, lo sfruttamento sessuale del corpo è oggetto e testimonianza del degrado umano raggiunto.
Ne vogliamo parlare o dobbiamo far finta di niente ?


Riguardo poi alla mancanza nel film della presenza della classe media, ribadisco l’impossibilità di raccontare in un film di cinquanta minuti tutti gli aspetti e i temi che una città così grande e così complessa contiene; in ogni caso la classe media è presente in altri documentari della serie MEGALOPOLIS (come ad esempio in Cina).
Sotto un’altra forma e in un altro luogo mi sono occupato della forma detestabile del consumismo acritico e inconsapevole, fenomeno presente ormai in tutto il mondo e che sta stravolgendo ogni forma di cultura urbanistica, architettonica, sociale e prima di tutto umana.
Ne vogliamo parlare caro spettatore ? Le città ormai sono identiche in qualsiasi parte del mondo, hanno perso l’identità, le caratteristiche di appartenenza rincorrendo senza sosta marchi identici in ogni città e latitudine.
Credo che lei conosca lo scrittore Ballard, ma farebbe bene a rileggerlo quando scrive (ormai da decenni avendo già previsto tutto) dell’esercito crescente del popolo consumista delle nostre città in tutto il mondo, che passa il week-end negli shopping mall a comprare merci.

E infine mi consenta di aggiungere qualche parola sul genere documentario come forma di espressione e di informazione.
Purtroppo esiste un’idea diffusa che il documentario e il reportage giornalistico contengano sempre e comunque la verità assoluta. Ritengo che assumere un punto di vista come assoluto e definitivo sia pericoloso.
Dovrebbe essere ormai chiaro, per le caratteristiche intrinseche, mediatiche e linguistiche del documentario o del reportage, quanto sia ingannevole pensare che ogni “prodotto” sia oggettivo anzichè essere piuttosto uno strumento che esprime un punto di vista, un esempio di soggettività, un contributo alla conoscenza.
E se le piace Calvino questo dovrebbe averlo capito. I punti di vista per guardare e osservare sono infiniti e ognuno ha la sua importanza e dignità.

Il mio lavoro mi impone una condizione etica e mentale che è quella di restituire allo spettatore quello che ho visto da vicino e nessuno fermerà questa mia convinzione, tanto meno chi minaccia, come lei, di inviare lettere alle istituzioni italo-brasiliane.
Grazie ancora per l’opportunità che mi ha dato.

signor Francesco Conversano,
nn ci sono parole per elogiare un documentario così interessante, perchè allo stesso tempo affascinante e inquietante. Sembra che la modernità abbia intrapreso un percorso inesorabile e dobbiamo essere consapevoli di questo per essere dignitosi anche se fà male.
La conoscenza è l' unico rimedio e secondo me sarebbe una buona idea divulgare i documentari il più possibile, per esempio tramite la rete informatica.
grazie

Gentile signor Cosimo,
grazie della sua mail e di aver colto lo spirito del mio lavoro.
Certo sarebbe una buona idea diffondere i documentari via rete. Speriamo che la RAI la prenda in considerazione.
Grazie

Salve.
Volevo comunicare a tutti coloro che lo hanno richiesto che è possibile rivedere
MEGALOPOLIS - LOS ANGELES sulla rete sul sito
www.raitre.rai.it

EGREGIO DR. CONVERSANO
i Suoi documetari sono probabilmente quanto di MEGLIO abbia prodotto il servizio pubblico nell'ultima decade e dovrebbero essere trasmessi in prima serata. Ne apprezzo soprattutto l'accuratezza, l'onestà professionale e la splendida fotografia (acompagnata, nel caso di "megalopolis" da bellissime ed evocative musiche) .
Mi preme chiederle se mai potremo acquistare la serie in DVD o rivederla presto in Tv. (Penso che molti come me non vedono l'ora)


PS
Intendo farle solo un piccolo appunto. I suoi documentari, come quelli del collega S. Montanaro, mettendo spesso in evidenza soprattutto le miserie, le ingiustizie e la povertà di paesi Extraeuropei possono trasmettere la percezione, sgradevole, di un occhio Occidentale Superiore che scruta dall'alto delle realtà etnico-nazionali diverse e più disgraziate che meritano solo publica carità, compassione e pietà.
Su questo punto è d'uopo rilevare un grave errore:
1) Non è più così, dato che oggi con la globalizzazione il disgraziato può essere un milleurista italiano che muore sul lavoro o una famiglia monoreddito che non arriva alla fine del mese mentre il ricco può essere un commerciante Cinese, un imprenditore Indiano o Businessman Giapponese ( La Povertà degli italiani in Italia sta crescendo in modo inquietante e la maggioranza delle gente è priva di fiducia nel futuro) che vedono il proprio paese crescere in un futuro migliore.
2)I Paesi emergenti hanno delle middle class davvero importanti ed in via di espansione ( La fiducia nel futuro) che stanno umiliando numericamente quelle Occidentali. Forse solo allora ci si renderà conto, con la fine degli stereotipi, dove risiede veramente la disgrazia e la sfiducia.
3) Ritengo che ciascuno Debba imparare dall'altro. Il Brasile è un paese pieno di gente seria e generosa che lavora per costruire il proprio futuro. Penso seriemente che gli Italiani abbiano molto da Imparare dai Popoli sudamericani. Francamente lo stereotipo della prostituta brasiliana mi ha stufato. In Italia, sulla carta paese developed, ce ne sono ancora oggi.
4) Temo che i disgraziati presto verranno documentati In Italia Visto il caropane il carolatte e l'inevitabile declino economico del bel paese oramai prossimo ad essere superato dalla S. Korea, India, Mexico, Russia ... c'è da preoccuparsi, altro che compassione nei confronti degli altri...

Sul tema dei diritti umani Le vorrei far notare che mentre noi additiamo altri paesi in Italia tuttora dilaga lo sfruttamento del lavoro minorile come denunziato da importanti organizzazioni sindacali, sussite l'assenza vergognosa di effettività di norme di sicurezza sul lavoro, Mafia ed organizzazioni criminali governano e controllano sistematicamente regioni d'Italia con la violenza ed il sopruso.
Quello che voglio dire è che prima di documentare TOP-DOWN i disagi altrui di peasi comunque in crescita soffermiamoci su quanta immondizia sta sprofondando il nostro pease dacchè gap si riducono....

Gentile Signor Conversano,

Non capisco perchè si è sentito minacciato se ho soltanto espresso la mia opinione e informato chiunque potesse essere interessato al mio punto di vista - che secondo le sue parole ha la sua importanza.
Una pubblicità riesce a passare un messaggio in 30 secondi, un documentario di 50 minuti magari non può certamente mostrare tutti gli aspetti e complessità di una città come San Paolo, ma comunque ha molto tempo per trasmettere un messaggio. Come dico sempre, in un paese come il Brasile si trova di tutto. Bisogna capire cosa si vuole cercare e poi il messaggio che si vuole trasmettere.
Lei in questo contenitore, giustamente scegliendo liberamente, ha introdotto immagini, persone e situazioni per illustrare le città del futuro su un punto di vista documentato da un certo tipo di letteratura. Posso liberamente immaginare quindi che Lei abbia elencato gli spunti di riferimento ed è andato a cercarli? Allora, non si può avere la pretesa di parlare del visibile o invisibile a modo di Calvino, ma piuttosto di quello che si vuole o non vedere, che si vuole o non trasmettere. Lei ha fatto la sua scelta. E sicuramente è convinto che "le sue considerazioni intellettuali siano francamente più UTILI" delle mie.
Ma che realtà è quella che ignoro a cui lei si riferisce e di cui vuole parlare?
Quella della mulatta sul bordo della piscina con il perizoma? Stiamo parlando di "temi trasversali" e globali o dello "sfruttamento sessuale dei paesi del terzo mondo?". Stiamo parlando di novità o di immagini che ci attirano come "quelle pattinate di L.A. che conosciamo tanto bene"?
Chi ha vissuto Sao Paulo e conosce ogni suo angolo (se possibile) e lavora per questa città non ha bisogno di "far finta" per dare pace al senso di colpa ( premesso che questo ci sia).
Visto che a lei piace sporcarsi le mani, le consiglierei di vivere a San Paolo per un pò. Se la sua intenzione è quella di aiutare i disgraziati "deboli" di questa città (gli stessi citati nel commento precedente), avrà le opportunità di farlo. Opportunità che quando c'è stato magari non l'ha intravisto e che confrontandosi potrebbe anche imparare a migliorare l'Italia stessa.

Mi associo ai complimenti per lo splendido lavoro. In mezzo al piattume non solo di contenuti, ma anche di qualità di immagine, dovuta al proliferare di iutiub e videofonini assortiti, vedere questi inquadratare ed assaporare questi colori è una gioia per gli occhi. Si può dire allora che un'altra televisione è possibile.

salve sign. Conversano nel ringraziarla anticipatamente per aver preso questo delicato argomento a cuore e soprattutto per aver trasmesso, anche se sempre nella terza rete di questo paese controllato in tutto e per tutto, queste delicatissime, quanto in proiezione brutali, immagini di una realtà sociale sempre più verso un ''ordine incontrollabile'',colgo l'occasione per dire la mia sul commento aggiunto dal sign. chris mazzotta alquanto provocatorio e poco realista.
Sono uno studente d'architettura da 6 anni e come giovane mi sento veramente parte poco attiva di una politica che dovrebbe unire tutti gli stati benpensanti per far fronte a questa ''emergenza'',vede non credo che il problema sia di prendere in considerazione questa o quella parte di popolazione che vive le megalopoli, quanto riuscire in prospettiva a capire veramente quali forze un domani avranno realmente il controllo legale o illegale di queste città o parti di città, anche perchè di solito sono proprio le zone marginali ad avere un età media di molto inferiore rispetto ai sempre minori saotti di anziani middle class che hanno il potere decisionale.
mi chiedo ancora se sia più giusto tentare continuare a difendere i diritti della middle class o guardare sullo schermo le violazioni di diritti che avvengono giornalmente negli slums.

Egr. dott. Conversano
l' insegnante di storia e geografia di mia figlia mi ha chiesto di registrare le puntate di Megalopolis per farle poi visionare ai ragazzi...purtroppo ho perso quella del 30/01 su Il Cairo, sa dirmi se è possibile reperirla?

La ringrazio...e complimenti i documentari sono molto belli.........
Letizia Di Prima

no no le violazioni di diritti UMANI avvengono sistematicamente e quotidianamente nella presuntivamente "civile" Italia: dall'immondizia in Campania (VISTA in Tutto Il Mondo) ai morti sul lavoro della Thyssen e di quant'altro, dagli agguati di Mafia agli insetti trovati negli ospedali ( Notizia di Oggi) alle cliniche gestite dalla criminalità organizzata nel Meridione, dall'assenza delle norme di sicurezza sul lavoro all'inosservanza delle norme sull'ambiente (vedi discariche abusive, diossine e procherie varie), dai concorsi pubblici truccati all' illegalità diffusa, dagli edifici che crollano perchè si è rubato in ai giornalisti minacciati dai Boss ( vedi Partinico etc. etc.), dall'omertà alle connivenze tra politica e mafia
Egregio dr. Conversano se questo non è terzo mondo mi dica cosa è?

Gentile signor David,
grazie per la sua lettera.
Per quanto riguarda la riproposta televisiva di MEGALOPOLIS, io credo e spero la serie verrà ritrasmessa presto in altra fascia oraria, come è successo altre volte.
E' tuttavia possibile rivedere i tre episodi di MEGALOPOLIS (Los Angeles, San Paolo e Il Cairo) sul sito di RAI TRE in streaming.

A proposito dei suoi commenti relativamente al tema ricchezza/povertà il discorso da fare è molto lungo ed io l'ho già affrontato altre volte e anche in questo blog.
Le azioni positive nella società contemporanea sono tante come pure la consapevolezza, sempre crescente, della tutela dei diritti dei più deboli. Questo è evidente. In ogni parte del mondo, per fortuna, si moltiplicano le azioni per contrastare
lo sfruttamento e denunciare violenze e ogni sorta di volazione dei diritti umani.
Purtroppo da quello che ho potuto osservare da vicino cresce però il divario, lo scollamento tra chi ha e chi non ha. E la mia scelta di voler raccontare questo mondo di esclusi e di miseria non è una vocazione all'esaltazione del pauperismo ma un dovere
di riportare quello che ho avuto modo di registrare sul campo.

A proposito della rappresentazione della middle class: Ho girato dieci documentari in Cina e in India tra il 2004 e il 2006, nelle grandi città e in molte aree rurali (blindate agli occidentali) affrontando moltissimi problemi di ogni natura e credo di aver visto abbastanza e di aver onestamente raccontato l'avanzata delle grandi masse di classe media, i nuovi consumatori del nuovo millennio.

Veniamo al Brasile. Che il Brasile sia un Paese dove vive gente, come lei dice, seria e io aggiungerei coraggiosa e dignitosa non ho alcun dubbio. In Brasile ho conosciuto gente ospitale, con una carica umana straordinaria, con una dedizione al lavoro e all'impegno
sociale assolutamente invidiabile. Il Brasile sta crescendo moltissimo raggiungendo ottimi risultati nell'economia e nel miglioramento della società. Non ho potuto però fare a meno nei miei film di segnalare i forti contrasti che il Paese come tanti altri, ha in sè. Basta leggere i resoconti delle ong e delle organizzazioni come Human Rights Watch per avere un quadro di quanto sia difficile la vita nelle favelas e negli slums del mondo.

A proposito dello sfruttamento del lavoro minorile in Italia certo che anche questo è un problema anche se credo che in altri Paesi del sud del mondo l'emergenza abbia proporzioni più importanti.
Se pensiamo poi all'emergenza rifiuti in Campania e ad altri episodi di degrado sociale e aggiungerei culturale presenti nel nostro Paese, anch'io provo un forte imbarazzo e disagio. E alla domanda che lei mi fa "se questo è terzo mondo mi dica cos'è ?" non saprei che risponderle e che la domanda va forse posta ad altri soggetti che hanno sicuramente responsabilità e che ognuno di noi credo abbia la coscienza per riflettere e gli strumenti per darsi delle risposte.

Vedo, e concludo, comunque che MEGALOPOLIS ha attivato molte riflessioni da più
parti e di segno diverso a indicare la complessità dell'argomento.

Gentile Stefano Bon
grazie per il suo commento. Si, posso dire che fare televisione di buona qualità per fortuna è ancora possibile in Italia, e non solo. Una televisione che ha come primo obiettivo quello di informare, ma anche quello di stimolare la riflessione e allargare la conoscenza, raccontare non solo quello che è in superficie e i temi "mainstream" che tutti i media rincorrono ma se è possibile guardare oltre.

Gentile Vanni
grazie per la lettera. Il tema della città e la complessità legata alle strutture urbane e al territorio sono temi estrememente interessanti perchè riguardano la nostra quotidianità e il nostro futuro prossimo ed è stata questa la ragione che mi ha spinto ad affrontare e a realizzare il progetto MEGALOPOLIS. Credo che, parlando di città e di megalopoli, ogni contributo, di tipo urbanistico e architettonico piuttosto che sociologico psicologico e antropologico, sia estremamente utile poichè ogni punto di vista è una ricchezza e una risorsa se si è disponibili ad abbandonare il pregiudizio e il pensiero conformista.

Gentile Letizia Di Prima
Grazie per la lettera.
Lei può richiedere per motivi didattici i documentari della serie MEGALOPOLIS a RAITRE oppure vederli sul sito www.raitre.rai.it.
Grazie

Gentile dr. Conversano
La ringrazio per la sua tempestiva risposta. Se ci fosse la possiblità di acquistare l'intera serie in DVD lo farei immediatamente. Documetari di gran bellezza... mi ricordano il bellissimo film "CODICE 46" che lei sicuramente conosce
Attendo fiducioso.

Caro signor Conversano, la abbraccio e la ringrazio sinceramente per la poesia dei suoi documentari. Sono un ragazzo di 26 anni che fa teatro.
Sono egoisticamente felice che i documentari vengano trasmessi a tarda ora, l'unico momento in cui ho forse la possibilità di accendere una televisione.
Dei documentari bellissimi. Raramente mi sono emozionato così, e anche per questo per la prima volta scrivo a "un programma televisivo".
Il bello di quello che vedo non riesco a descriverlo... forse è nella capacità di creare risposte parziali (e quindi visionarie) a domande che sentivamo come nostre, ma che non avevamo capito con quali parole potevamo porcerle alla nostra anima... forse è nell'impossibilità e nelle volontà di non dare una verità assoluta, la bellezza dell'angoscia che ti lascia solo nella notte con una visione lontana quanto quotidiana e brutale di un altro essere umano perso nell'indifferenza di una megalopoli...
Non ho parole per ringraziarla... tutto quello che dico può sembrare stupido... ma davvero, sento quasi di volerle bene per questa idea, e per il modo in cui l'avete realizzata... finito di vedere un documentario mi sento più forte, meno solo... riesco a scorgere a tratti l'Altro, disperso nelle grandi città, dove "si può vedere il mondo senza essere visti".
La lascio con due citazioni, che forse starebbero bene in un suo documentario.
Vorrei poterla invitare a vedere lo spettacolo che sto preparando, uno spettacolo per quattro spettatori, in macchina, per le strade di Roma, da mezzanotte all'alba, dalla stazione tiburtina al mare di Ostia dove hanno ucciso Pasolini.
Spero di conoscerla un giorno.

Con stima e gratitudine per lei e tutti quelli che l'hanno accompagnata in questo progetto.

Andrea Maurizi

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Sulle città

Sotto di loro ci sono le fogne; in loro
non c’è nulla e sopra di loro il fumo.
Noi eravamo dentro. Non abbiamo goduto niente.
Noi passammo in fretta. E, lentamente, passano anche loro.

Brecht
Da “Esercizi spirituali”

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Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota.

Pessoa
Da "Il diario dell'Inquietudine"

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Era la mia città, la città vuota
all'alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d'amore, il mio più vero
era per gli altri una canzone ignota.

Sandro Penna

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