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Visibile e Invisibile di Francesco Conversano

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STRADE BLU. Viaggio nella provincia americana ai tempi di Obama. (4)

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Di nuovo on the road verso sud. Dal Michigan verso l’Ohio. Destinazione Cleveland, città  industriale dell’Ohio. A pochi chilometri nella stessa area Akron, la capitale della plastica, città natale dei mitici Devo, band degli anni ’80.
Lasciamo Ann Arbor, città universitaria ad ovest dei sobborghi di Detroit. Qui, a differenza delle aree rurali degli States, come nelle altre città universitarie, è stata festeggiata con molta enfasi la vittoria elettorale di Obama.
Proseguiamo quindi verso sud e prima di raggiungere la state line, il confine con l’Ohio, al crepuscolo, appare un giovane Amish in un campo dietro un aratro  tirato da cinque cavalli. Poi sulla strada compaiono altri Amish che, in calesse, tornano a casa.

Il fischio di un treno merci dell’Indiana Northeastern, che trasporta prodotti agricoli dal Michigan verso l’Indiana attira la nostra attenzione prima di entrare nelle periferie dell’Ohio.

Una sottile pioggia autunnale accompagnata dal vento proveniente dal lago ci accompagna durante la nostra giornata a Cleveland.

Cleveland, Ohio, è una città industriale che ha vissuto una profonda crisi. In quindici anni la sua popolazione è passata da più di un milione di abitanti a circa 400.000. Da qualche mese è tristemente famosa per essere al centro di  un’area fortemente in crisi per i problemi delle case. Qui, come ormai tutti sanno, ogni mese decine di migliaia di famiglie devono abbandonare le loro case perché impossibilitate a pagare i mutui. Incontriamo Amy, una afroamericana che vive con sua figlia e i nipoti. Fortunatamente è riuscita, per ora, a mantenere la propria casa. Il Neighborhood Housing Services of Greater Cleveland sostiene le famiglie che stanno per perdere la casa.
"Owing a home is the American Dream" recita una scritta sul loro depliant negli uffici sulla Broadway. Ma oggi purtroppo possedere una casa sembra rappresentare un lusso. Attraversare la Broadway a Cleveland è inquietante. Sembra di essere nel ’29. Negozi chiusi o abbandonati, mobili impolverati nelle vetrine disordinate e buie. Per strada neri di ogni età incappucciati nelle felpe chiedono sigarette e soldi. A Cleveland più della metà della popolazione è costituita da afroamericani. Sulla Union, strada che incrocia la Broadway, stesso spettacolo. Alle vetrine dei negozi si alternano case monofamiliari chiuse e abbandonate. Le porte e le finestre sono inchiodate con assi per impedirne l’accesso. Molte case sono state già saccheggiate e abbandonate. Alla chiesa di San Giovanni Battista sulla Union una fila di neri aspetta di ricevere, come tutti i martedì, alimenti per vivere. Lo spettacolo desta inquietudine soprattutto per il fatto che i neri in fila non sono homeless ma nuovi poveri. Possiedono l’automobile. Ritirano dal reverendo roba da mangiare e poi, vergognandosi, si allontanano velocemente con i cartoni verso le loro automobili.

Velocemente la luce bluastra del crepuscolo rende tutto più cupo e scuro. All’orizzonte si allontanano in un lento camera car le case abbandonate di questa America che orgogliosamente vuole tornare ad essere potente come prima. In Obama we trust.

Continua….       

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